Stress da ripartenza a settembre: come gestirlo senza crollare

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Stress da ripartenza a settembre: come gestirlo senza crollare

Undici giorni dal rientro. Sulla scrivania ci sono tre progetti nuovi, una consegna per venerdì, due riunioni al giorno e un capo che ripete “quest’anno partiamo forte” con l’entusiasmo di chi quel forte non lo deve correre in prima persona.

Stressato è poco. Sei in quella zona in cui il corpo ha smesso di mandare segnali perché ha capito che nessuno li legge. La mattina ti svegli già stanco. Il pomeriggio hai una nebbia in testa che il terzo caffè peggiora. La sera ti addormenti facendo l’elenco di quello che non hai chiuso. Alle tre di notte ti svegli con in mente la commessa ferma da agosto.

Questo è lo stress da ripartenza. Il burnout è un’altra cosa e arriva dopo, se resti su questa strada. Qui succede che l’azienda accelera da zero a cento e il tuo sistema nervoso è ancora fermo al terzo giro di go-kart di Ferragosto.

Se a metà settembre sei già in debito d’ossigeno, il ritmo è insostenibile. La tua lentezza c’entra poco. E correre più forte peggiora tutto: serve correre in modo diverso.

Perché settembre è il mese più stressante dell’anno lavorativo

Settembre concentra una pressione anomala, e ci sono ragioni precise.

Il backlog estivo. Tutto quello che tra giugno e agosto è stato rimandato si scongela nello stesso giorno. Progetti sospesi, decisioni rinviate, problemi congelati con un “ne parliamo a settembre”. Ecco, settembre è adesso.

I nuovi obiettivi. Il Q4 è dietro l’angolo. Budget da chiudere e target da recuperare, con i piani da portare al comitato di ottobre. L’azienda vuole partire forte, che tradotto in pratica significa che vuole che parta forte tu.

Il gap tra aspettative e capacità. Il tuo cervello si aspetta di girare come a maggio, quando eri dentro il ritmo. Il ritmo però si è interrotto, e ricostruirlo richiede due o tre settimane. Proprio in quelle settimane ti chiedono i numeri di uno che non si è mai fermato.

Una cliente che si occupa di comunicazione interna in un gruppo bancario me l’ha detta così, il primo lunedì dopo le ferie: “È come se mi avessero svegliata da un pisolino e messa direttamente in tangenziale a centottanta.” Il suo corpo chiedeva di rallentare. Il calendario di Outlook diceva altro: quattordici riunioni già prenotate da altri prima ancora che rientrasse.

Se lo schema ti suona, quello che scrivo su stress da lavoro e cosa fare ti dà il quadro largo. Qui restiamo su settembre, che ha regole tutte sue.

Le tre trappole dello stress da ripartenza

Trappola 1: Dire sì a tutto

Settembre è il mese in cui tutti hanno bisogno di te. Il capo ti assegna il progetto nuovo. Il collega ti chiede una mano. HR ti convoca per il piano formativo. Il cliente vuole la risposta entro domani. E tu dici sì a tutti, perché dire no adesso somiglia a un’ammissione: sei tornato a mezzo servizio.

Sei a mezzo servizio davvero. E accettare tutto quando giri a metà capacità è la strada più veloce per finire a zero. Ogni sì che potevi evitare è un debito di energia che paghi con gli interessi a ottobre. Se dire no al capo ti sembra fuori portata, tieni presente che un sì seguito da una consegna fatta male costa molto più di un no argomentato bene.

Trappola 2: Compensare con le ore

Le otto ore non bastano, e allora ne fai dieci. Poi dodici. Il laptop torna a casa. Le mail si leggono dopo cena. Il sabato mattina “mi porto avanti”. È la strategia più diffusa e la meno utile, perché il collo di bottiglia è la testa, mai l’orologio. Dopo un certo numero di ore il cervello produce solo battitura. Stai occupando tempo. Valore prodotto: zero.

Trappola 3: Rimandare il recupero

“Mi riposo quando finisce il rush.” “Mi fermo a ottobre.” “Adesso non me lo posso permettere.” Il recupero è il carburante che ti fa reggere lo sforzo, altro che premio da meritare a fine corsa. Rimandarlo somiglia a guidare con la spia della benzina accesa dicendosi che il distributore è alla prossima uscita. Che è sempre la prossima, mai questa.

Il metodo per gestire lo stress da ripartenza

Settimana 1: Triage

La prima settimana dopo il rientro serve a decidere cosa produrre. Produrre viene dopo. Prenditi due ore il primo giorno e smista tutto quello che hai sulla scrivania in tre categorie.

Rosso: urgente e importante. Scadenze vere, impegni con una data contrattuale, cose che se salti entro venerdì hanno una conseguenza visibile.

Giallo: importante e senza fretta. Progetti strategici e conversazioni rimandate da giugno. Vogliono tempo e testa lucida.

Grigio: né urgente né importante, ma presente. Riunioni informative, mail per conoscenza, richieste travestite da urgenze.

La prima settimana fai solo i rossi. I gialli li piazzi in calendario per la seconda e la terza. I grigi li elimini oppure li giri a chi di dovere. Se qualcuno si lamenta perché la sua mail grigia è rimasta lì un giorno, quel fastidio resta suo.

Settimana 2 e 3: Il sistema 90-30

Blocchi di 90 minuti di concentrazione, poi 30 minuti di pausa vera. Pausa vera significa camminare, mangiare, guardare fuori dalla finestra. Leggere le mail è lavoro travestito da pausa. Il cervello funziona a cicli di attivazione e recupero: tenerlo acceso otto ore di fila somiglia a tenere un motore al massimo dei giri senza mai scalare. Si fonde.

In ogni blocco lavori su una cosa sola. Il multitasking è un mito neurologico: il cervello alterna in fretta, altro che lavorare in parallelo. Ogni alternanza costa, e il conto lo paghi in qualità.

Ogni sera: I tre confini non negoziabili

Scegli tre confini che settembre non può violare. Tre, mai dieci: i dieci li molli entro giovedì. I miei clienti scelgono cose di questo tipo. “Le mail dopo le 20 le leggo domani.” “Il sabato il laptop resta chiuso.” “La pausa pranzo dura mezz’ora e la faccio lontano dalla scrivania.”

Scrivi i tuoi su un post-it e attaccalo al monitor, dove lo vedono anche gli altri. Sono contratti con te stesso e vanno difesi come tali. Se il tema dei confini al lavoro senza sensi di colpa ti riguarda da vicino, settembre è il mese in cui si vede se reggono.

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Lo stress da ripartenza si regge decidendo, altro che resistendo. Chi a settembre lavora di più consegna peggio a novembre: lo vedo succedere ogni autunno con una regolarità che ormai mi mette di malumore già ad agosto.

Se settembre ti sta già travolgendo e ti manca un metodo, il Laser Coaching di 15 minuti ti aiuta a fare il triage della tua situazione e a uscirne con tre priorità chiare e un piano per le prossime due settimane.

Domani mattina, prima di aprire la posta, prendi un foglio e dividi in tre colonne tutto quello che hai in sospeso. Rosso, giallo, grigio. Poi lavora sul primo rosso per novanta minuti, con il telefono girato a faccia in giù. Il resto della settimana si costruisce da lì.

CHECKLIST

Stress da ripartenza: la checklist anti-sovraccarico

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Triage il primo giorno

Rosso, giallo, grigio. Decidi cosa produrre, prima di produrre.

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Blocchi 90-30

90 minuti concentrati, 30 di pausa reale. Una cosa per blocco. Zero multitasking.

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Tre confini non negoziabili

Scrivili su un post-it e difendili. Sono contratti con te stesso.

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Le ore in più non compensano

Dopo un certo punto produci solo stanchezza. Serve meno roba fatta meglio, altro che più tempo.

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Recupero adesso, mai a ottobre

Il recupero è carburante, altro che premio da meritare. Senza, a ottobre sei a secco.

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Autore

  • Danilo Failli

    è padre di due figli. D.O.C. Deep Office Coach, Speaker, appassionato di comunicazione, PNL e ipnosi.

    Ha una forte propensione per la sperimentazione, che applica costantemente in ogni ambito della sua vita. La riduzione delle complessità e la sintesi lo caratterizzano in ogni cosa che fa. Non c’è spazio per i problemi, il suo motto è: “Le soluzioni sono la soluzione!”

    Autore dell’ebook: “Fuori dagli Schemi” – Guida esperienziale nel mare gigante delle relazioni umane sul lavoro e nella vita privata.

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