Obiettivi di carriera: come definirli quando non sai cosa vuoi

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Obiettivi di carriera: come definirli quando non sai cosa vuoi

Colloquio di valutazione, sala riunioni al primo piano, quella con il proiettore che non aggancia mai il portatile. Il capo arriva alla penultima riga del modulo e chiede: “Dove ti vedi tra cinque anni?” Tu sorridi e rispondi qualcosa su crescita e nuove sfide. Poi esci, ti chiudi in bagno e fissi il muro per tre minuti.

Perché la verità, quella che in sala riunioni non puoi dire, è che non lo sai. Dove ti vedi tra cinque anni ti è oscuro quanto dove ti vedi tra cinque mesi. Se resterai in quell’azienda, in quel settore, in quella città, lo ignori. Sai solo che dovresti saperlo. Che a una certa età le idee dovrebbero essere chiare. Che i colleghi intorno a te sembrano avere tutti un piano, e l’unico che recita sei tu.

Sei in un punto in cui le vecchie mappe hanno smesso di funzionare e quelle nuove le devi ancora disegnare. Il ritardo e la mancanza di ambizione c’entrano poco. Stai provando a definire i tuoi obiettivi di carriera con un metodo tarato su un’altra fase. Lì sta l’inceppo.

Perché “definisci i tuoi obiettivi” è un consiglio inutile

Apri LinkedIn e trovi mille post che ti spiegano gli obiettivi SMART: specifici, misurabili, raggiungibili, rilevanti, con una scadenza. È un ottimo schema quando sai già cosa vuoi. Quando non lo sai, è un navigatore acceso senza destinazione. Lo strumento funziona benissimo. Sei tu che non hai un indirizzo da digitare.

Quel consiglio dà per scontato che tu sappia cosa desideri e che il resto sia solo organizzazione. Per moltissimi professionisti il problema sta un piano più sotto. Hanno passato anni a fare quello che si doveva, fino a perdere il contatto con quello che volevano. La svogliatezza c’entra zero.

Un ingegnere di manutenzione in uno stabilimento del bresciano me l’ha detta in modo brutale, un venerdì pomeriggio mentre in reparto fermavano le linee: “Liceo scientifico perché era il migliore. Ingegneria perché era sicura. Questa azienda perché mi hanno chiamato per primo. Ho quasi quarant’anni e non ho mai scelto niente. Ho sempre preso l’opzione che faceva meno paura.”

Ambizione ne aveva parecchia. Gli mancava l’ascolto. Si era abituato così bene a seguire il percorso tracciato da altri, genitori, professori, mercato del lavoro, da aver dimenticato il suono della propria voce. Se ti ci ritrovi, leggi anche cosa scrivo su cambiare lavoro o cambiare sé stessi.

Il metodo della sottrazione: la direzione si trova per esclusione

Quando non sai cosa vuoi, parti da cosa non vuoi più.

È controintuitivo e funziona per un motivo preciso: il cervello registra il dolore molto meglio del piacere. Cosa ti fa stare male al lavoro lo sai con precisione chirurgica. Cosa ti farebbe stare bene è sfocato.

Esercizio, venti minuti, un foglio.

Scrivi dieci cose del tuo lavoro attuale che non sopporti più. Specifiche, mai generiche. “La riunione del lunedì in cui nessuno ascolta nessuno.” “I messaggi del capo alle 23.” “I report che compilo e che nessuno apre.” “Il silenzio in sala quando propongo qualcosa.”

Ora guarda la lista e raggruppa. Quasi sempre i dieci punti si concentrano in due o tre aree: relazioni logoranti, autonomia zero, lavoro senza senso, crescita ferma da anni. Quelle aree sono la tua bussola letta al contrario. Ti dicono da cosa allontanarti. E allontanarsi da qualcosa è già una direzione.

Una marketing manager in un’azienda di arredo ha fatto l’esercizio e ha scoperto che sette voci su dieci parlavano della stessa cosa: eseguire. Impaginare la newsletter, aggiornare il listino, preparare le slide per la rete commerciale. Il marketing le piaceva ancora. Le stava stretta l’altitudine a cui lo faceva. Il suo obiettivo era cambiare quota, non campo. Senza quell’ora passata a scrivere avrebbe mandato curricula a caso, cercando un’uscita che non aveva ancora messo a fuoco.

Quando il vuoto è paura travestita

A volte cosa vuoi lo sai benissimo. Ammetterlo però ti spaventa al punto che preferisci restare nella nebbia.

Un cliente lo sapeva da anni: voleva uscire dall’azienda di famiglia e mettersi in proprio. Dirlo ad alta voce significava deludere suo padre, che quell’azienda l’aveva aperta nel 1987 in un capannone in affitto, e rischiare con un mutuo acceso da otto mesi. Così il suo “non so cosa voglio” era in realtà un “lo so benissimo e mi terrorizza”.

Per distinguere i due casi c’è un test da dieci secondi. Chiediti: se avessi la garanzia che funziona, cosa faresti? Se la risposta arriva immediata, il problema è di coraggio e la direzione ce l’hai già. Il coraggio si costruisce un passo alla volta, partendo da mosse così piccole che la paura non le intercetta.

Se il blocco nasce dal giudizio degli altri, stai gestendo dinamiche che vanno oltre la carriera. Ne scrivo nell’articolo sulla sindrome dell’impostore al lavoro.

Tre domande che valgono più di cento test attitudinali

Lascia stare i test online. I quiz che ti dicono che sei “l’esploratore” servono a chi li vende. Rispondi a queste tre domande, per iscritto.

1. Qual è l’ultima volta che hai perso la cognizione del tempo mentre lavoravi? Il momento in cui eri così dentro una cosa da saltare il pranzo. Quel tipo di attività è un indizio potente su dove sta la tua motivazione vera.

2. Di cosa ti parlano gli altri quando hanno bisogno di aiuto? Lascia perdere il titolo sul badge. Guarda cosa ti chiedono le persone davvero: consigli sulle relazioni, oppure una mano a rimettere in ordine le cose. Quello che gli altri vedono in te è spesso più accurato di quello che vedi tu.

3. Cosa faresti se lo stipendio fosse garantito? Attenzione, la domanda non riguarda le vacanze. Cosa faresti come lavoro, ogni giorno, sapendo che i soldi arrivano comunque. La risposta indica il valore attorno a cui costruire obiettivi che durano.

Queste risposte ti danno i mattoni. L’obiettivo poi lo costruisci tu.

Dalla nebbia alla prima mossa

Ti serve un esperimento di trenta giorni, altro che piano quinquennale.

Scegli una cosa sola che ti avvicina a quello che è emerso dalle tre domande. Nulla di drammatico. Un corso serale. Un caffè con qualcuno che fa il lavoro che ti incuriosisce. Un progetto laterale il sabato mattina.

L’esperimento serve a raccogliere dati, prima ancora che a trovare la risposta. Ogni esperienza nuova ti dice più caldo o più freddo. Dopo trenta giorni ne sai più di quanto ne sapresti dopo un anno di riflessione da divano.

Se ogni volta che provi a pensarci la mente si spegne o l’ansia sale, il blocco è più radicato di quanto un esercizio su un foglio possa sciogliere. Serve qualcuno che sappia dove guardare. La motivazione a volte si ricostruisce pezzo per pezzo, invece di ritrovarsi.

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Definire obiettivi di carriera dentro la nebbia è un atto di ascolto, prima che di pianificazione. E ascoltarti richiede onestà, spesso insieme a qualcuno che ti faccia le domande scomode.

Il Laser Coaching di 15 minuti serve a questo: una sessione secca per mettere a fuoco la direzione quando tutto è sfocato. Ne esci con una prima mossa, altro che piano quinquennale.

Se la nebbia è densa e ci sei dentro da mesi, il Percorso D.O.C. ti dà lo spazio per un lavoro più profondo, con la PNL applicata alla carriera.

Stasera, dopo cena, prendi un foglio e scrivi le dieci cose che non sopporti più del tuo lavoro. Domani in pausa pranzo rileggile e cerchia l’area che si ripete di più. Quella è la tua direzione, letta al contrario. Per partire basta.

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MAPPA CONCETTUALE

Obiettivi di carriera: dalla nebbia alla direzione

Non so cosa voglio

Metodo sottrazione

Parti da cosa NON vuoi più. Dieci frustrazioni specifiche rivelano due o tre aree da cui allontanarti.

Paura o nebbia

Se con la garanzia di successo la risposta arriva subito, è paura travestita da confusione.

3 domande chiave

Quando perdi la cognizione del tempo? Cosa ti chiedono gli altri? Cosa faresti con lo stipendio garantito?

Esperimento 30 giorni

Una mossa sola per raccogliere dati: più caldo o più freddo. Altro che piano quinquennale.

danilofailli.it · Deep Office Coach

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Autore

  • Danilo Failli

    è padre di due figli. D.O.C. Deep Office Coach, Speaker, appassionato di comunicazione, PNL e ipnosi.

    Ha una forte propensione per la sperimentazione, che applica costantemente in ogni ambito della sua vita. La riduzione delle complessità e la sintesi lo caratterizzano in ogni cosa che fa. Non c’è spazio per i problemi, il suo motto è: “Le soluzioni sono la soluzione!”

    Autore dell’ebook: “Fuori dagli Schemi” – Guida esperienziale nel mare gigante delle relazioni umane sul lavoro e nella vita privata.

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