Coach per ripartire dopo l’estate: cosa cambia davvero

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Coach per ripartire dopo l’estate: cosa cambia davvero

Giulia si è seduta il 3 settembre dello scorso anno, ha appoggiato la borsa sulla sedia accanto e ha iniziato a parlare prima che le chiedessi come stava.

“Sono rientrata lunedì. In quarantotto ore mi sento esattamente come a giugno. Tre settimane di ferie evaporate in un giorno e mezzo. Mi spieghi come è possibile?”

Le ho risposto con una domanda. “Cosa ti aspettavi che cambiasse, durante le ferie?”

Silenzio lungo. Poi: “Tutto. Mi aspettavo di tornare diversa.”

Le ferie mettono in pausa. Tutto qui. Quando rientri premi play e la canzone riparte dalla stessa battuta: la riunione del lunedì alle 9:30, lo stesso capo, la casella con 340 messaggi arretrati, le stesse frustrazioni di giugno. L’unica cosa cambiata è l’abbronzatura.

Il problema vero è un altro: ogni settembre torni nella stessa trappola. Da solo, quasi sempre, ci ricaschi. Sei troppo dentro il sistema per vederne la forma.

Cosa fa un coach davvero

Sgombriamo il campo dalle caricature. Il coach è l’opposto del motivatore. Zero frasi ispiranti il lunedì mattina, zero mani da tenere. Per quello Instagram è gratis e funziona benissimo.

Un coach serio, con formazione e pratica alle spalle, lavora su tre fronti precisi.

1. Ti mostra il pattern che da dentro non si vede. Passi otto ore al giorno immerso nelle tue giornate. È come provare a leggere l’etichetta stando dentro il barattolo. Un coach ti porta fuori dal barattolo e ti fa vedere lo schema che si ripete. Come reagisci quando il capo alza la voce. Come giri largo intorno ai conflitti da anni. E come ti saboti proprio quando le cose iniziano ad andare bene.

2. Ti dà tecniche che usi il giorno dopo in ufficio. Nella PNL applicata, quella che uso nel mio lavoro, certificata dalla Society of NLP di Richard Bandler, si lavora sulle risposte automatiche. Quelle che partono prima del pensiero. Il tono di voce che ti cambia quando vedi il nome del capo sul telefono. La spalla che si irrigidisce mentre entri in sala riunioni. Il sì che ti esce di bocca mentre la testa sta dicendo no. Sono programmi neurologici. Si riprogrammano, in sessioni mirate e con protocolli specifici, senza anni di terapia.

3. Ti tiene accountable. Questo è il pezzo che manca sempre. Puoi leggere tutti gli articoli del mondo su come gestire lo stress o su come ritrovare la motivazione. Poi arriva mercoledì, arriva l’urgenza, e quello che sai resta sulla pagina. Serve qualcuno che ti chieda “l’hai fatto?” e aspetti la risposta guardandoti in faccia. Un testimone, mai un giudice. Qualcuno davanti a cui la recita del “va tutto bene” smette di reggere.

Come funziona il percorso per il rientro

È un lavoro strutturato in tre fasi. Con la terapia e con il mentoring condivide poco.

Fase 1: la fotografia

La prima sessione serve a capire dove sei davvero. Che è quasi mai dove credi di essere.

Un responsabile acquisti è arrivato convinto che il suo problema fossero le ore. Undici al giorno, casa alle 21, cena riscaldata nel microonde. Alla seconda sessione è saltato fuori che tre di quelle ore le passava su lavoro che aveva accettato al distributore del caffè, quando qualcuno si affacciava e diceva “me la dai una mano su questa cosa?”. Le ore erano il sintomo. Il sì automatico era la causa.

Una project manager in una società di ingegneria era certa che il problema fosse la collega che la scavalcava andando direttamente dal direttore tecnico. Alla terza sessione ha detto la frase che valeva l’intero percorso: “In cinque anni non ho mai detto a nessuno cosa non sono disposta a fare.”

La fotografia è scomoda quasi sempre. E senza quella, tutto il resto poggia sulla sabbia.

Fase 2: il lavoro sulle risposte automatiche

Qui entra la PNL applicata. Lasciamo perdere cosa dovresti fare e lavoriamo su cosa fai in automatico, per cambiarlo. Ancoraggi per gestire l’attivazione prima di una riunione difficile. Ristrutturazione delle credenze che ti tengono inchiodato. Modelli linguistici per comunicare in modo assertivo quando il tuo default oscilla tra il silenzio e la sfuriata.

Sono esercizi che fai in sessione e porti in ufficio il martedì. Il cambiamento avviene lì, tra una sessione e l’altra, nei corridoi veri.

Fase 3: il consolidamento

Il test vero arriva alla settimana quattro. È lì che i propositi di settembre muoiono, in silenzio, senza che nessuno se ne accorga. Il lavoro del coach in quella fase diventa decisivo. Riconoscere la ricaduta mentre sta arrivando, invece che tre mesi dopo. E leggere una settimana storta come un dato, invece che come la prova definitiva che tanto sei fatto così.

“Ma non posso farcela da solo?”

Certo che puoi. Come puoi imparare il pianoforte da YouTube. Se vuoi suonare entro sei mesi invece che entro sei anni, però, un maestro accorcia la strada in modo brutale.

Un quadro di una multinazionale della logistica, quindici anni nella stessa azienda, ha fatto tre mesi di percorso con me. Alla fine aveva rinegoziato il perimetro del suo ruolo, messo per iscritto con il capo cosa entrava e cosa restava fuori, e preso una decisione professionale perché la voleva lui. La prima in quindici anni.

Gli ho chiesto quanto di quel risultato considerasse merito suo. Mi ha risposto: “Tutto mio. Ma senza di te non avrei saputo da dove cominciare.” Questo è il coaching fatto bene.

La mia posizione è netta e la dico chiara: leggere articoli a settembre è un modo elegante di rimandare. Serve fino a un certo punto. Poi serve qualcuno seduto di fronte a te che ti chieda conto delle cose che dici.

Se senti che quest’anno la resilienza da sola non regge il colpo, il passo successivo esiste ed è più piccolo di quanto pensi.

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Se il lavoro è più profondo, e lo sai già perché lo schema è radicato e “ci provi” da anni, il Percorso D.O.C. è costruito per quello: metodo strutturato, PNL applicata, e un coach che ti impedisce di rientrare nel barattolo.

Stasera prendi un foglio e scrivi la frase che ti ripeti ogni settembre da tre anni. Quella che inizia con “quest’anno però”. Domattina rileggila prima di aprire il laptop. Se è identica a quella dell’anno scorso, prenota il Laser Coaching e portala in sessione.

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IL PERCORSO

Come un coach ti aiuta a ripartire: 4 fasi

1. Ti mostra il pattern invisibile

Sei dentro il barattolo e l’etichetta resta illeggibile. Il coach ti porta fuori: vedi lo schema che si ripete e capisci perché sei fermo.

2. Ti dà tecniche che usi in ufficio (PNL applicata)

Ancoraggi, ristrutturazione delle credenze, modelli linguistici. Cose che porti alla riunione del giorno dopo.

3. Ti tiene accountable

Il sapere senza il fare vale zero. Il coach è il testimone davanti a cui smetti di raccontartela.

4. Ti accompagna nella ricaduta

La settimana 4 è il test vero. Il coach ti aiuta a leggere la ricaduta come un dato, mai come una resa. Qui si gioca la partita.

danilofailli.it · Deep Office Coach

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Autore

  • Danilo Failli

    è padre di due figli. D.O.C. Deep Office Coach, Speaker, appassionato di comunicazione, PNL e ipnosi.

    Ha una forte propensione per la sperimentazione, che applica costantemente in ogni ambito della sua vita. La riduzione delle complessità e la sintesi lo caratterizzano in ogni cosa che fa. Non c’è spazio per i problemi, il suo motto è: “Le soluzioni sono la soluzione!”

    Autore dell’ebook: “Fuori dagli Schemi” – Guida esperienziale nel mare gigante delle relazioni umane sul lavoro e nella vita privata.

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